LA VISITA AL SINDACO DEL GRUPPO DEGLI STUDENTI DI ST PETER’S PREP

Il giorno 5 aprile si  avviata nel migliore dei modi la seconda parte dello scambio studentesco tra 14 liceali del Gonzaga e i loro “gemelli” della scuola gesuita St. Peter’s Prep di Jersey City. Quest’anno lo scambio ha voluto essere improntato non solo sulla conoscenza delle bellezze artistiche e culturali della nostra città, bensì innanzitutto sull’immersione degli studenti ospiti – insieme ai nostri – in alcune realtà “di frontiera” che dicono ad un tempo lo slancio di solidarietà di uomini e donne di buona volontà di Palermo e lo sguardo a che i nostri studenti diventino non solo competenti, ma anche compassionevoli e  coinvolti con i più poveri della società (le famose “4C” del profilo dello studente ignaziano). Così, il giorno 4 come primo atto dello scambio i nostri ospiti si sono recati nel centro storico per una visita alla realtà della Missione di Biagio Conte, che si è conclusa con il servire alla mensa dei poveri del centro di Via Decollati. Il giorno 5 è stato dedicato alla visita al Centro Astalli di Via Santi Quaranta, più tutto il complesso di Casa Professa. Questa visita è stata preceduta dall’incontro con il nostro sindaco, Leoluca Orlando, che ha voluto dare il benvenuto agli studenti americani nella sede di rappresentanza del Comune presso Villa Niscemi.

Il sindaco, anch’egli ex-alunno dei gesuiti, ha fatto un discorso fortemente motivazionale, in perfetto inglese, della durata di circa un’ora. I nostri studenti – sia quelli del Gonzaga sia quelli di St. Peter’s – sono rimasti colpiti ed ammirati.

Riportiamo qui di seguito una sintesi delle parole dette dal Sindaco sulla città di Palermo e sulla propria esperienza di vita politica.

In venticinque anni Palermo è stata luogo di cambiamento. Cambiamento in senso sostanziale, tanto da essere divenuta “capitale della cultura”, mentre negli anni ottanta e novante era conosciuta come “capitale della mafia”. In questo cambiamento politico ho avuto un ruolo chiave, iniziato subito dopo la morte di Piersanti Mattarella, di cui ero consulente legale. Avendo avallato io alcuni atti giuridici che sono stati la causa della sua uccisione da parte dei mafiosi, mi sono sentito chiamato ad entrare in politica. E così ho fatto. Ho lavorato affinché Palermo divenisse di fatto e di diritto una “città aperta”. Aperta ad accogliere l’altro, la diversità. Siamo infatti uguali, perché siamo persone umane… e siamo diversi, perché siamo persone umane. Ho scritto una “Carta di Palermo” in cui affermo che chiunque, in quanto titolare di diritti “umani”, deve avere la possibilità di vivere ed abitare a Palermo, senza che gli sia richiesto nulla, nemmeno un permesso di soggiorno. E dunque mi ritrovo spesso ad andare al porto ad accogliere personalmente i migranti che sbarcano al termine del loro avventuroso viaggio, dando loro il benvenuto. Vorrei che Palermo fosse simbolo di come può essere l’umanità. Capitale della cultura vuol dire infatti questo: capitale dell’incontro di persone diverse che, stando insieme, creano una “cultura”. Una nota musicale, da sola, non è “cultura”; un colore, da solo, non è “cultura”, come pure una lettera da sola. Quattro o cinque note, colori, lettere, fanno una cultura a seconda di come stanno insieme. Vorrei che Palermo fosse la capitale di questo modo di intendere la cultura.

Come studenti di scuole dei gesuiti non posso che dirvi queste cose: a me vengono proprio dalla formazione che io stesso, come i miei fratelli, ho ricevuto al Gonzaga. Siate dunque i benvenuti in questa città.

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